Letteratura, musica e lingua inglese: un terzetto ben intonato
(La Bacca di Lauro n. 72/2026, periodico dell’università UteMo)
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La musica è emozione, “amplificatore di segnali”, e quando è virtuosismo è fine a sé stessa,
vana estetica. Come il sonetto, la canzone d’autore è breve e semplice, ma proprio per questo difficile
da creare. Ma, shakepearianamente, here is the rub, qui c’è l’impiccio, come dice Amleto nel suo più
famoso monologo. Che cosa dice Cohen in quella canzone in Hallelujah? Di che cosa parla la
migliore canzone rock mai scritta, Like a Rolling Stone di Bob Dylan, altra lirica di Love Labour’s
Lost (pene d’amore perdute), sempre di shakespeariana memoria? Invertiamo la prospettiva:
apprezzeremmo appieno una canzone di Fabrizio De André se non ne comprendessimo il testo?
Mentre il gap tra musica e letteratura, che relegava la prima ad arte di serie B, è oggi ormai superato
(non c’è testo scolastico di letteratura inglese che non contenga un brano di Dylan, ad esempio),
rimane quello della lingua. Dobbiamo quindi aggiungere questo terzo incomodo, e ci ritroviamo nella
situazione del proverbio three is a crowd – tre è una folla – riferito al triangolo amoroso. Ma il terzo
incomodo offre una splendida opportunità per la didattica: quella di usare le canzoni d’autore come
parte dello studio della lingua.
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