My movies 2020 – Tenet

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Tenet di C. Nolan – Supereroe alla 007 in un mondo fantascientifico: un gioco di specchi temporale che si rivela solo fine a se stesso

Sono vogliosamente tornato al cinema dopo mesi di astinenza a vedere il primo film post Covid: quale amante della migliore tradizione hollywoodiana, del poliziesco d’azione e della science-fiction pensavo che Tenet fosse per me un ritorno in sala con i fiocchi. Il risultato però è che ne sono uscito profondamente deluso ma anche, in parte, incuriosito, diciamo con la disponibilità a rivederlo per tentare di capirci qualcosa.

Il film è in effetti una avventura alla James Bond in un cotesto fantascientifico, ma non si avvicina minimamente a un capolavoro come Blade Runner di R. Scott, insuperabile capostipite di un genere che in inglese possiamo definire dystopian hard-boiled science-fiction. Qui siamo davanti a un super-eroe da fumetto, a un ritmo vertiginoso e, in conclusione, a un ‘messaggio’ ecologico banale. Fedele al montaggio classico hollywoodiano, il plot inizia pure in modo tradizionale: l’anonimo agente della CIA, che è il protagonista della vicenda, viene reclutato da una sedicente organizzazione chiamata Tenet, il cui compito è quello di salvare la razza umana dalla imminente distruzione. Siamo quindi in puro stile Ian Fleming, e non manca naturalmente il cattivo che vuole distruggere il mondo, che sembra uscito da una Spectre post-moderna, e una ambigua dark lady rigorosamente bionda e all’apparenza fatalmente asettica e distaccata.

Magistralmente girato, con sequenze d’azione sempre alla Bond, in splendide location esotiche, con continui cambi di nazioni e continenti, il film fa ben presto capire al protagonista, e a noi, che gli scienziati hanno scoperto che esistono oggetti che si muovono all’indietro nel tempo; si suppone siano stati manufatti nel futuro, e che quindi esiste un’arma letale che può cancellare il passato. Da questo punto in poi futuro e presente si mischiano, azioni e fatti si svolgono normalmente e poi a ritroso, le sequenze si ripetono invertite, i personaggi incontrano i loro doppi che si muovono a rovescio: il caos regna sovrano e lo spettatore comincia a chiedersi che cosa stia succedendo e che senso abbia tutto questo. Mentre continuiamo a domandarcelo, il film, che scopriremo inizia e finisce nella stesso spazio temporale, giunge al suo climax principale. I ‘buoni’, anche qui sdoppiati e che contemporaneamente si muovono in avanti e all’indietro rendendo il caos narrativo totale, si trovano nel rifugio segreto del ‘cattivo’ di turno, impegnati nella tradizionale lotta bondiana contro il tempo per spingere quel bottone che impedirà al mondo di terminare. Mentre guardavo tale scempio di tecnologia e uso ardito del montaggio, pensavo con nostalgia ai primi Bond dello schermo e rimpiangevo il banalmente malvagio Dr. No o il cattivo seriale Ernst Stavro Blofeld e il suo gatto bianco.

Kennet Branagh, indimenticabile Amleto e interprete di tanti film letterari, funziona comunque bene nel ruolo del cattivo, ‘per postulato’ direi, mentre l’emergente J. D. Washington, il protagonista anonimo (si chiama proprio The Protagonist nel film), lo 007 di colore politicamente corretto, regge il gioco, anche se lo preferivo nel ruolo di poliziotto nero infiltrato in BlacKkKlansman. Nell’immancabile ruolo di partner del protagonista di nome Neil (il cui rapporto Holmes – Watson verrà ribaltato nel finale), Robert Pattison sembra appena uscito dal college o da una rivista di moda, mentre Elisabeth Debicki fa rimpiangere Veronica Lake sin dalla sua prima scena.

Quando le luci si sono accese, sono rimasto cinque minuti seduto a cercare di capire cosa avevo appena visto. Nessuno pretende più una narrazione cronologica ottocentesca: flash-back, salti temporali, ellissi, voci fuori campo fanno parte del cinema e della letteratura dal secolo scorso, ma quando è troppo è troppo. Quando il gioco di specchi temporale si rivela inutile e solo fine a se stesso, viene voglia di perdonare un film culto misteriosamente incomprensibile come il noir Mullholland Drive di David Lynch.

Ma il compito per lo spettatore non finisce con la fine della proiezione. Bisogna andare a casa e cominciare a surfare la rete per cercare di dare un senso a quanto abbiamo visto. Qualche critico si è preso la briga di vederlo più volte e di cercare di raccontare la trama. A questo proposito si può leggere l’articolo in Coming Soon intitolato Tenet: spiegazione e guida per capire il complicato film di Christopher Nolan, in cui l’autore conclude, sconsolatamente: Cosa accada esattamente a metà delle 2 ore e 24 minuti del film, potremmo dirlo con certezza solo quando uscirà il blu-ray. Per chi se la cava con l’inglese, personalmente consiglio anche in questo caso di leggere la pagina di Wikipedia, che è sempre chiara sia per le trame che nell’aggregazione dei responsi critici (quando siamo fortunati la pagina in italiano è la traduzione di quella originale). Un sito di riferimento è naturalmente Rotten Tomatoes, aggregatore di recensioni in lingua inglese. Per questo film ne consiglio due, entrambe da The Guardian, a testimonianza del fatto che all’interno della stessa testata i pareri sono molto diversi. Il critico più importante, P. Bradshaw, gli dà cinque – esagerate – stelle anche se lui stesso si chiede di che cosa si tratta (Christopher Nolan’s high-concept action romp will leave you ripping off your face mask for air, even as you wonder what it was all about – Il pretenzioso e chiassoso action film di Christopher Nolan ti farà strappare la mascherina per prendere aria, anche mentre ti chiedi di cosa si tratta). Io condivido invece il giudizio di C. Shroad in Christopher Nolan’s thriller is a palindromic dud – Il thriller di Christopher Nolan è un bidone palindromico: The world is more than ready for a fabulous blockbuster, especially one that happens to feature face masks and chat about going back in time to avoid catastrophe. It’s a real shame Tenet isn’t it – Il mondo è più che pronto per un favoloso blockbuster, specialmente uno che mostra mascherine per il viso e discute di tornare indietro nel tempo per evitare la catastrofe. È un vero peccato che Tenet non lo sia. Alla fine si potrebbe ingenuamente pensare che l’incomprensibilità del film sia un mero fatto commerciale in quanto obbliga lo spettatore di buona volontà a vederlo più volte. Comunque sia, Nolan è il regista più accreditato per il prossimo Bond: non gli mancano certo le potenzialità, e se solo si rimetterà gli occhiali alla diritta potrebbe venir fuori qualcosa di molto interessante.

 

 

 

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