L’ordinanza fantasma – una storia molto siciliana

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Ho letto sul Fatto Quotidiano del 17 agosto 2021 il bell’articolo di Selvaggia Lucarelli intitolato Noto, bellezza&monnezza. Ma se lo denunci t’insultano che descrive la sua vacanza da incubo in quella parte della Sicilia. Andando in ferie da alcuni anni in quei luoghi, non mi sono meravigliato per nulla. La bellezza barocca di quei posti contrasta con il malgoverno, l’incuria, l’illegalità e un senso civico spesso inesistente, che a loro volta si contrappongono alla disponibilità e alla cortesia dei locali. Basta sbarcare in Sicilia per rendersene conto: se arrivi a Tremestieri invece che a Messina e percorri il tunnel per uscire dal porto, due fiumi di rifiuti di ogni genere scorrono ai bordi della strada per darti un caldo benvenuto. A proposito, quando tenti di ritornare sul continente non sai mai dove e quando la nave parte. C’è un orario e un porto ufficiale (Tremestieri o Messina), ma sono virtuali, luogo e orario (l’ultima volta, a fine luglio, siamo arrivati a Tremestieri, così diceva il sito della compagnia, il che è già un’impresa visto che i cartelli sono incomprensibili e il navigatore impazzisce. C’era un omino solitario seduto all’ombra  a cui abbiamo chiesto. Lui si è faticosamente alzato e ci ha risposto: “Vede qualche nave all’orizzonte? Qui è come nel deserto, sono tre giorni che non arriva nulla”. Quindi siamo ripartiti per Messina, sperando che la nave successiva non venisse dirottata a Tremestieri, il che avrebbe comportato un loop che avrebbe reso isterico qualunque viaggiatore, anche quello che conosce usi e costumi dell’isola).

L’articolo della Lucarelli è emblematico in quanto, nella sua vacanza da incubo, si concentrano molti dei mali siculi: arroganti professionisti candidati sindaci che affittano una villa faraonica in cui nulla funziona (sarà abusiva pure quella, male devastante di una terra che accetta le case fantasma come elemento naturale e non vede mai arrivare le ruspe?), l’aleggiare del sospetto di evasione fiscale, di elettricità e acqua rubate alla comunità, della TARI evasa e la certezza di montagne di immondizia gettate per strada. Chiunque sia familiare con le storie di Montalbano conosce queste situazioni e personaggi molto bene. Non ripeterò qui tutto quello che è evidente per coloro, non troppi, che vogliono vedere. Vorrei solo raccontare una piccola vicenda, surreale e kafkiana, che accade a Noto questa estate, giusto per aggiungere un tassello al nostro quadro agrodolce.

Sto percorrendo in auto la strada sterrata che dovrebbe condurmi al parcheggio della spiaggia di Eloro, pochi chilometri a sud di Lido di Noto dove alloggio. È come essere su un rollercoaster, tra buche, sassi, salti e zuccate, caratteristica comune a tutte le strade sterrate che portano al mare. Una carreggiata appena decente per arrivare ai luoghi più belli, anche per i quali i turisti vengono in Sicilia, è chiedere troppo. Sbagliando strada arrivo a un parcheggio (legale, rarità) che serve la spiaggia della Pizzuta appena più a Nord. Chiarito l’equivoco, il parcheggiatore loquace, e parecchio arrabbiato, mi informa che alla spiaggia di Eloro, dove devo raggiungere i miei amici, c’è divieto di balneazione dalla scorsa primavera. Rimango stupito, incredulo, e allora il solerte posteggiatore apre il suo cellulare e mi mostra l’ordinanza in questione del Sindaco di Noto. Sono stato a Eloro già alcune volte questa estate, ma non c’è scritto nulla. Niente cartelli e, soprattutto, non viene data nessuna informazione da parte dei forestali, dipendenti della Regione, che fanno pagare il ticket di ingresso in quell’area protetta. Incuriosito, faccio retromarcia, mi reco al punto di ingresso della spiaggia di Eloro e chiedo ai due forestali in servizio. Dapprima mi osservano con aria stranita, poi si guardano tra loro, quindi mi dicono che non ne sanno nulla, insinuando il dubbio che sia una fake news. Li invito a controllare sul sito del comune, ma i loro cellulari non funzionano. Allora mostro loro il documento che ho salvato nel mio telefono, al ché ribadiscono che loro lavorano per la Regione, mica per il Comune, quindi, logicamente, non ne sanno niente, quasi si trattasse di due entità aliene che non possono comunicare tra loro. Mi tornano in mente le parole del discorsivo parcheggiatore, “non dicono nulla per non allontanare i turisti che pagano per entrare”, saluto i due forestali omertosi e decido di dirigermi ad Abbronzatissima, uno dei tre lidi che occupano la spiaggia di Lido di Noto, accanto ai quali c’è quello dell’Hotel Elios, ubicato sulla roccia sovrastante la spiaggia. È meno wild di Eloro, in cui non esistono servizi, ma con tutte le facilities necessarie ad una giornata di relax. Il mare è splendido anche qui – almeno all’apparenza.

Ad Abbronzatissima pago l’ingresso, nuoto nell’acqua che appare trasparentissima, pranzo al ristorantino del lido, mi sdraio sul lettino, controllo il telefono che è ancora aperto all’ordinanza del sindaco. Ci sono altre tre aree interdette alla balneazione, una delle quali, mi rendo conto d’improvviso, è quella in cui mi trovo ora. La rileggo due volte per verificare che questa surreale situazione sia vera e non frutto del solleone di luglio: divieto permanente di balneazione … Lido di Noto: tratto di crostone roccioso e arenile prospiciente il complesso Hotel Elios, … lunghezza tratto 150 metri…, esattamente la lunghezza della spiaggia in cui si trovano i lidi Abbronzatissima, Sunset Beach, Noto Beach Club nonché la piaggia dell’Hotel Elios. Cerco di mettere a fuoco: il sindaco, cioè il comune di Noto, emette un’ordinanza che vieta la balneazione in un tratto di mare prospicente la spiaggia del paese nella quale il comune stesso concede la licenza di esercizio a tre lidi. Non comunicano tra loro nemmeno la Capitaneria di Porto, che emette l’ordine, e l’ufficio del sindaco che emette l’ordinanza? Poi, va da sé, la presa per i fondelli finale: … l’Ufficio di Igiene Ambientale[virgola nell’originale – sic!] è incaricato per l’esecuzione della seguente ordinanza, con l’affissione di cartelli metallici in numero adeguato e reciprocamente visibili  – che ovviamente non ci sono.

Per chiudere il cerchio alla sera incontro al bar il ciarliero posteggiatore, al quale riferisco la mia scoperta. Mi guarda divertito e mi dà la sua versione, molto semplice, quasi ovvia, nel nostro bel paese e qui in particolare:  “quelli pagano,” dice “quindi ottengono la licenza”.

Spiaggia di Lido di Noto, con Hotel Elios in alto

Sorrido ora per la mia ingenuità quando, tre anni orsono, venendo in vacanza in Sicilia per la prima volta, recandomi in visita alla Valle dei Templi, rimasi esterrefatto vedendo un  ponte di una strada provinciale terminare d’improvviso a metà, come un moncone rimasto dopo  un crollo. I locali non se ne avvedevano nemmeno più, faceva parte del paesaggio, o del folklore. Sono preparato al fatto che alcuni diranno che la colpa è mia, che a denunciare queste ignobili realtà faccio un danno alla regione, ecc. ecc., tutta la falsa manfrina che è stata riservata alla Lucarelli dopo il suo articolo di denuncia, in cui si scambiano ipocritamente i ruoli di guardia e ladri. Pazienza, il mio atteggiamento è dettato solo dall’amore per quella isola bellissima e per quei suoi abitanti che non accettano tutto ciò, nella speranza che un giorno finalmente la Sicilia possa uscire dalla morsa di malaffare che da troppo tempo ne determina le sorti.

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